giovedì 6 ottobre 2011

Ricordi ed ispirazioni.


Neanche 10 anni or sono non sapevo quasi cosa fosse un computer Apple, erano cose strane e lontane da quello che era quel catorcio assemblato che avevo a casa ed erroneamente pensavo che Windows poteva darmi tutto quello che un Os X qualsiasi potesse.

Erravo.

Pensavo che un qualsiasi lettore cd portatile mi desse tanto quanto un iPod, tanto se mi servono altre canzoni mi porto un porta cd.

Erravo.

Ero convinto che l’iPhone fosse un cellulare.

Anche qui erravo.

*****

Nei primi anni del nuovo millennio, pur continuando ad essere un utente Windows comincio ad avvicinarmi a quello che è un universo a me del tutto sconosciuto, visto sempre come qualcosa di quasi superfluo rispetto a quell’hardware monolitico e pesante che conoscevo.

Il primo vero ricordo che posso andare a pescare è quel I Pirati di Silicon Valley che ho trovato una nottata del 2004 e che ho visto più e più volte in poche ore, era un film, parlava di cose strane, parlava di una persona che avendo in mente una cosa ha semplicemente preso e l’ha realizzata.

Pochi mesi dopo io ed un caro amico, ed allora collega di Scuola Comics, Alessio sentiamo che il lavorare da soli non ci basta più e pensiamo di costituire un piccolo studio, la Edizioni Bertuccia, ma nasce il problema di avere un posto dove fare base. Io volevo lavorare in casa, Alessio necessitava di un posto lontano da essa dove concentrarsi. Ispirato dal film propongo come sede di lavoro quel salotto/cucinotto che fa parte della mia magione di 38 mq, così un venerdì del gennaio 2005 ci mettiamo di buona lena e rivoluzioniamo il mobilio di quell’appartamento ancora quasi senza forma, spostiamo televisore, divano, tavolo da disegno, computer. In poche ore otteniamo quello che vogliamo, uno studio modesto ma funzionale, che ci avrebbe portato soddisfazioni nei tempi a venire, con tanto di nottate insonni con Ale al tavolo da disegno e io su Photoshop. Di li a poco riusciamo ad uscire con un nostro magazine ed ad affacciarci a quel mondo che ci aveva visto solo dall’altra parte del foglio, anche se col tempo la situazione con l’editore si inaridisce e, come è iniziato, va rapidamente a chiudersi, io stesso da qualche anno non disegno praticamente più. Questi ora [anche se amo dire sempre che la Bertuccia è solo in pausa] sono solo bei ricordi, non posso non ringraziare di aver avuto l’opportunità di viverli, questo grazie a tutte le persone che lo hanno reso possibile, ma anche a ciò che mi ha ispirato a non arrendermi e a realizzare qualcosa che semplicemente non c’era.

Nel 2006 la mia situazione lavorativa crolla ed i troppi mesi sbattuto in sede a non fare assolutamente nulla mi portano ad ingerire quantità modeste di psicofarmaci condite con quantità abbondanti di birra. Posso dire che in quell’anno non facevo altro che trascinarmi e che riguardandomi ora ammetto che non sono stato sobrio per giorni e giorni. A fine di quell’anno mi viene proposto dal mio allora datore di lavoro di rinunciare al mio posto in cambio di una grossa somma in denaro. Valuto ed accetto, ero nella situazione quasi di presentare le mie dimissioni spontaneamente, figuriamoci a pagamento. Da lì trascorrono due anni importanti della mia vita, due anni di ricerca, due anni di viaggi e percorsi. Comincio con partecipare a diverse fiere del fumetto ed a cercare di concretizzare un discorso fuori dagli schemi, il tutto, come detto sopra poi si conclude nel tardo 2007. A dicembre dello stesso anno parto per gli Stati Uniti approfittando del fatto che il film che da poco avevamo realizzato con amici era stato selezionato ad un film festival in Alaska. Passo 73 giorni libero negli States, conosco amici veri, cerco di capire come e se sia possibile commercializzare quel folle lungometraggio, mi trovo in situazioni che mai avrei pensato, riposo quando voglio e faccio la vita che vorrei fare, vagabondo come volevo, felice di esserlo e di esserlo in Usa. Dopo un paio di mesi comincio a sentire che la mia vita non è lì, ci sono cose importanti per me in Italia e colgo l’occasione del fatto che ci sono due feste di amici in un weekend per anticipare il ritorno. Mi presento senza aver praticamente detto nulla a nessuno ad una di queste feste, fra i che cazzo ce fai qui e i sorrisi ed abbracci di sincero stupore ritrovo persone care, che oltretutto conoscevano particolari del mio viaggio ­[grazie al blog che giornalmente aggiornavo] che io avevo praticamente rimosso. Il ritorno però non è tutto rose e fiori come pensavo, quel Silvano che ero sembrava a me e non solo rimasto negli Usa, facendone tornare una persona scontrosa e poco disponibile, una persona che confrontava ogni esperienza con quelle ­[seppur importanti] appena passate. In realtà la sensazione che avevo era quella di non aver chiuso un ciclo, di non aver nessun motivo per essere tornato, mi sentivo inadeguato nel mio mondo. Questa sensazione si è andata poi ad affievolire e praticamente a chiudere con il secondo viaggio fatto negli Usa, nel giugno 2008, dal quale poi mi sono sentito, grazie anche al sapere che c’era un motivo per cui tornare, tornato. Naturalmente quel comportamento mi ha portato ad allontanarmi da alcune persone care ed a perdere la fiducia di altri, fiducia che ancora oggi non si è andata ancora a ristabilire totalmente, ma del resto non posso dar torto a nessuno.

Nell’estate del 2009 ritrovo una ragazza che avevo incontrato anni prima e con la quale ero bene o male rimasto in contatto, cominciamo a frequentarci, cominciamo a stare bene insieme ed ad avere una relazione. Iniziamo a conoscerci meglio, a discutere, a passare lunghi weekend a far nulla ed ad imbastire indimenticabili partite a scacchi. Lei è bella, giovane e folle come avevo bisogno. Un giorno che dovevamo vederci non riesco ad avere sue notizie, il telefono squilla a vuoto, solo dopo ore riesco a sentirla e mi dice con la voce rotta che ha fatto una cazzata e che è finita in ospedale. Passo la serata a cercare di comprendere la situazione e del perché, in un modo o nell’altro, c’ero dentro anche io. Le persone con cui parlo mi dicono di allontanarla, di stare attento, ricevo lunghe ed assurde telefonate. Quasi tutti coloro a cui chiedo aiuto per cercare di capire quale cazzo possa essere il mio ruolo in quel casino mi danno addosso e mi dicono di fuggire, io non capisco cosa fare. Alla fine decido di stare accanto a questa persona, la vado a trovare, cerco di fare quello che nel mio piccolo posso. Quando si riprende continuiamo a vederci per un periodo non lunghissimo e poi com’è comparsa svanisce nuovamente. Un esperienza strana che però mi ha fatto comprendere che ci sono casi un cui bisogna decidere autonomamente quale sia il ruolo che si crede sia quello più consono a noi stessi.

*****

Mi rendo conto come questi piccoli racconti c’entrino poco con quello che è successo stanotte [voleva essere un più sterile raffronto su come i prodotti Apple sono entrati nella mia vita, è diventato altro e potevo anche dilungarmi], col fatto che una persona è morta dopo anni di malattia, col fatto che pur non conoscendo quella persona mi era, ed è, fonte di ispirazione per quello che sono stato e che probabilmente sarò. Nella notte è morto Steve Jobs e, sinceramente, mi sento come di non voler vedere nessuno, anche ai colleghi ho chiesto di rimandare ogni questione non necessaria a domani.

Ciao Steve, grazie Steve, a presto Steve.

Nessun commento: