martedì 2 febbraio 2010

papa@vativano.va

Gentile Santo Padre,
ascoltando spesso e volentieri i suoi discorsi domenicali la invito ad occuparsi degli affari inerenti il suo stato e lasciare alle persone a cui spetta di decidere su quello stato italiano che non spettano sicuramente a lei.

Le vorrei ricordare che lo stato italiano si dichiara laico da costituzione e quindi la prego, senza nessuna offesa e cercando di mantenere il massimo rispetto per quello che lei rappresenta, di farsi i cazzi suoi, anche perché penso che se si partecipa alla politica di uno stato o lo si fa completamente o non lo si fa per nulla.

Le ricordo, anche se penso che lei ne sia ben cosciente, che se un cittadino italiano viene accusato di stupro o di pedofilia viene giudicato come di norma, mentre se un rappresentante dello suo stato viene sorpreso in tali reati è immune da ogni giudizio giuridico e viene al massimo allontanato dal proprio posto di lavoro, un pò come se un violentatore romano venga mandato in Emilia.

La prego nuovamente quindi di cominciare ad occuparsi esclusivamente di cose che riguardano il suo stato e di non commentare o alludere ad argomenti che non la riguardano, come il problema della chiusura degli stabilimenti Fiat, o di smetterla di predicare la pace se poi per primo lo stato che rappresenta non fa nulla di concreto per portarla o garantirla.

Sicuro d'un suo interesse e della sua comprensione la saluto, ricordandole che seppur rappresentando un'entità immortale lei è destinato, probabilmente, a sedere accanto allo stesso a breve come più persone dello stato sul quale lei influisce si augurano.

Ancora sicuro di un suo interessamento e di un suo imminente cambio di rotta la ringrazio a nome di chiunque sia liberi di pensarla diversamente da lei o da chi la influisce a pensarla così.

Distinti saluti, un cittadino di uno stato differente da quello che governa.

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